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Dispositivi di protezione collettiva: cosa sono

Dispositivi di protezione collettiva: cosa sono

Nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro si sente spesso parlare di dispositivi di protezione individuale, ma anche quelli di protezione collettiva rivestono un ruolo fondamentale.

Anzi, le misure di protezione collettiva - per legge - vanno considerate in modo prioritario rispetto a quelle individuali, come vedremo nel paragrafo dedicato alle normative di riferimento.

In questo articolo, vediamo nel dettaglio cosa sono i DPC, cosa prevede la legge e quali sono le differenze rispetto ai DPI. 

Dispositivi di protezione collettiva (DPC): cosa sono ed esempi

Come indica il nome stesso, i dispositivi di protezione collettiva rappresentano tutte quelle misure che non sono specifiche per il singolo lavoratore, ma che offrono una protezione collettiva alle persone che operano in un determinato ambiente o area di lavoro.

I DPC permettono, infatti, di agire alla radice, proteggendo i lavoratori coinvolti nelle varie attività dai pericoli o dalle situazioni di rischio presenti. Ogni dispositivo protegge, quindi, un insieme di persone esposte allo stesso rischio, a differenza di quanto avviene invece per i DPI, che riguardano la persona singola.

Ad esempio, nei lavori in quota, rappresentano dispositivi di protezione collettiva le reti di sicurezza, i parapetti fissi o provvisori, i ponteggi e le opere provvisionali calpestabili. Altre tipologie di DPC possono essere anche:

  • porte tagliafuoco;
  • dispositivi per l'estrazione di fumi o vapori (es. cappe da cucina o quelle presenti nei laboratori);
  • rilevatori antincendio;
  • sprinkler;
  • lavaocchi di emergenza;
  • sistemi di sterilizzazione;
  • sistemi di ricambio dell'aria;
  • depuratori d'aria;
  • cappe chimiche e cappe di sicurezza microbiologica;
  • corrimani;
  • sistemi di schermatura radiazioni;
  • ecc.

I dispositivi di protezione collettiva possono dunque agire in modo localizzato (come nel caso di porte tagliafuoco, parapetti, ecc.) oppure per la prevenzione e la sicurezza generale, ovvero legati a diversi contesti lavorativi (come i sistemi di ricambio dell'aria, i corrimani, ecc.).

Dispositivi di protezione collettiva: normativa

Nella gerarchia dei controlli del rischio, come anticipato, la legge attribuisce una priorità più alta ai dispositivi di protezione collettiva rispetto a quelli di protezione individuale.

Nel D.Lgs. 81/08, all'articolo 15, viene esplicitamente detto che - tra le misure generali di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro - vi è la "priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale".

Questo significa che il datore di lavoro deve proporre l'utilizzo di determinati DPI solo qualora i DPC non dovessero essere sufficienti nell'eliminazione o riduzione al minimo dei rischi. A confermarlo è l'articolo 75 del Testo Unico (Obbligo di uso), laddove viene specificato che "i DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro".

Di dispositivi di protezione collettiva si parla anche all'articolo 111 del Testo Unico, specifico sull'uso delle attrezzature per i lavori in quota. Al comma 1, nei criteri che il datore di lavoro deve considerare per scegliere attrezzature che sappiano garantire condizioni di lavoro sicure, vi sono:

“a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi”.

In base al comma 6, invece, il datore di lavoro "nel caso in cui l'esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l'eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati”.

Infine, per quanto riguarda i lavori speciali (art. 148) è previsto che "prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, fermo restando l’obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego”.

DPI e DPC: le differenze

Anche se l'abbiamo accennato in precedenza, per capire ancora meglio quali sono le differenze tra DPI e DPC approfondiamo cosa sono i dispositivi di protezione individuale.

L'art. 74 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro dà la seguente definizione di dispositivi di protezione individuale:

"Qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo".

Dunque, i DPI sono attrezzature che hanno come obiettivo quello di ridurre al minimo i danni derivanti dai rischi per la salute e sicurezza sul lavoro del singolo lavoratore. In base al contesto, alla mansione e al grado di rischio cui è esposto il lavoratore, andranno scelti gli idonei DPI (sempre nei casi in cui non siano sufficienti le misure di prevenzione o i mezzi di protezione collettiva).

A seconda dei casi, per il lavoratore possono essere necessari DPI di prima, seconda o terza categoria (in ordine crescente, connesso al rischio dell’attività lavorativa).

Per approfondire, qui puoi trovare un articolo specifico su cosa sono i dispositivi di protezione individuale, le categorie e gli obblighi per datore di lavoro e lavoratore.

Vuoi capire quali sono i rischi presenti nella tua azienda o formare i tuoi lavoratori all'utilizzo dei DPI? Contattaci senza impegno per avere tutte le informazioni che ti servono.


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Scritto da: Mario Gelao


Consulente specializzato in prevenzione e sicurezza su lavoro, amante di lettura, cinema e disegno.


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