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Privacy e riconoscimento facciale: Italia ultima in Europa

Privacy e riconoscimento facciale: Italia ultima in Europa

Con la diffusione sempre più capillare di dispositivi di riconoscimento facciale, sia nel pubblico che nel privato, cresce anche l'attenzione (e la preoccupazione) legata alle modalità di utilizzo dei dati biometrici e alle possibili violazioni degli stessi.

Secondo uno studio svolto da Comparitech, che ha analizzato lo stato di protezione della privacy di 47 Paesi in tutto il mondo, l'Italia si classifica all'ultimo posto tra quelli dell'Unione Europea (mentre, in assoluto, è la Cina a registrare il dato più basso).

Tra i punti principali che riguardano il nostro Paese, lo studio evidenzia lacune significative anche in tema di biometria e riconoscimento facciale. Vediamo, in questo articolo, alcune delle criticità più importanti.

Riconoscimento facciale e privacy in Italia: le criticità

Lo studio Comparitech prende in esame diverse voci riguardanti la privacy e la protezione dei dati, attribuendo a ciascuna un punteggio e facendo poi una media, per dare una valutazione complessiva.

Alcune di queste voci sono, ad esempio:

  • protezione costituzionale;
  • protezione legale;
  • tutela della privacy;
  • carte d'identità e biometria;
  • condivisione dei dati;
  • intercettazione delle comunicazioni;
  • conservazione dei dati di comunicazione;
  • monitoraggio del posto di lavoro;
  • accesso ai dati da parte del Governo.

In un punteggio da 1 a 5, l'Italia ottiene una media di 2,7 che - insieme a Ungheria e Slovenia - rappresenta il risultato più basso tra i membri dell'UE.

Tra le criticità segnalate nel report, relative al nostro Paese, viene citato soprattutto l'uso estensivo della biometria per quanto riguarda le carte d'identità elettroniche, il riconoscimento facciale utilizzato negli aeroporti e il grande impiego di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso (TVCC), anch'essi con riconoscimento facciale.

L'accusa ancor più grave viene mossa al Garante della privacy stesso, che viene definito poco attivo: ciò, come riportato nello studio, potrebbe significare un basso numero di violazioni dei dati in Italia, oppure (più probabile) indicare una mancanza di attuazione delle norme di legge.

Dati biometrici e riconoscimento facciale: la situazione negli altri Paesi

Se l'Italia è in fondo alla graduatoria dell'UE, la situazione negli altri Paesi non è comunque così positiva come si potrebbe pensare.

I più virtuosi in Europa, infatti, raggiungono al massimo un punteggio di 3,2 (Irlanda) e 3,1 (Francia, Portogallo e Danimarca), mentre al primo posto tra quelli extra UE si piazza la Norvegia, ma anch'essa con 3,1.

Fanalino di coda, in assoluto, è la Cina (1,8) che presenta gravi limitazioni della privacy dovute a un'ampia sorveglianza dei cittadini. Tra i punti critici evidenziati nel report, oltre alla mancanza di linee guida chiare sul tema, vi è anche il fatto che telecamere di videosorveglianza con riconoscimento facciale siano ormai diffuse praticamente ovunque.

L'uso di dati biometrici e intelligenza artificiale, ad esempio, in alcune città cinesi viene utilizzato anche solo per individuare i pedoni che attraversano con il rosso ai semafori: oltre ad essere multate in tempo reale, con notifica direttamente sullo smartphone, la loro foto viene mostrata pubblicamente su display posti ai lati della strada, per fare in modo che i colpevoli si vergognino del proprio gesto.

Subito dietro alla Cina, con punteggio rispettivamente di 2,1 e 2,4 si posizionano, invece, Russia e India.

Qui è possibile consultare l’articolo pubblicato da Comparitech (in inglese) sui risultati dello studio.

Riconoscimento facciale e privacy: cosa dice il GDPR

Il riconoscimento biometrico facciale è una tecnologia che negli ultimi anni ha visto grandi progressi e perfezionamenti, e che sta pian piano sostituendo quella legata alle impronte digitali.

Basata sulla verifica dell'identità di una persona, a partire da un'immagine di riferimento, gli algoritmi che regolano questa tecnologia si basano sulla rilevazione di un insieme di parametri che possono essere, ad esempio, la distanza tra le pupille, la grandezza del naso, la larghezza della bocca e altri elementi associati al volto.

Se, da un lato, i dati biometrici sono più sicuri, in quanto ad esempio non risultano più necessari codici o password che possono essere facilmente rubate o sottratte, dall'altro è evidente quanto sia importante il rispetto delle normative che tutelano i cittadini da violazioni sulla privacy.

In tema di dati biometrici, l'art. 9 del GDPR ricorda che "È vietato trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona".

Questo, ovviamente, a meno che l'interessato non abbia dato il proprio esplicito consenso al trattamento di tali dati, oppure non si verifichino determinate condizioni (elencate in questo articolo su Dati biometrici e privacy, gli obblighi del GDPR).

Una maggior consapevolezza dei potenziali rischi e dell'importanza di tutele concrete (sia verso sé stessi che nei confronti dei propri clienti, o potenziali tali) è dunque un passaggio fondamentale per focalizzare l'attenzione su un tema che troppo spesso viene trattato con eccessiva leggerezza.


Se vuoi essere certo di rispettare le norme previste dal GDPR, e tutelare i dati personali/biometrici di chi entra in contatto con la tua azienda, richiedi oggi stesso la consulenza di un nostro professionista in tema privacy.


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Scritto da: Ilenia Vasselai


Consulente specializzata in sicurezza sul lavoro e organizzazione corsi di formazione, amante di cucina e running.





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