pulsante lavora con noi studio essepi

Consulenza e formazione. Dal 1995 un punto di riferimento per aziende e professionisti.

Magazine

Monitoraggio microbiologico ambientale: norme e obiettivi

Monitoraggio microbiologico ambientale: norme e obiettivi

Il monitoraggio microbiologico ambientale aiuta a rilevare l’eventualità di rischi derivanti dalla contaminazione microbica di aria e superfici nei luoghi di lavoro.

L’art. 267 comma a) del D.Lgs 81/08, la normativa di riferimento per la sicurezza sul lavoro, parla di rischio dovuto ad agenti biologici in presenza di “qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”.

Il Datore di Lavoro, perciò, è chiamato a predisporre analisi ambientali periodiche e continuative, in grado di misurare nel tempo determinati parametri biologici e chimici e assicurare condizioni igieniche adeguate per la salute dei lavoratori.

In questo articolo andremo ad analizzare cos’è il monitoraggio microbiologico ambientale nei luoghi di lavoro, gli obiettivi e le norme di riferimento.

 Monitoraggio microbiologico ambientale: cos’è

Il monitoraggio microbiologico ambientale permette di “conoscere le concentrazioni dei microrganismi presenti, escludere la presenza di eventuali patogeni e valutare l’efficacia delle misure adottate per il contenimento del rischio” (D. Lgs. 81/08).

I principali veicoli di contaminazione microbiologica sono:

1. aria: compresi servizi di aerazione, umidificatori e condizionatori;
2. superfici: tutti i materiali di contatto nello svolgimento delle attività lavorative, come attrezzature e apparecchiature, muri, pavimenti e indumenti personali.

Le conseguenze possono manifestarsi in 3 tipi di malattie:

  • infezioni provocate da parassiti, virus o batteri;
  • allergie scatenate dall’esposizione a muffe o polveri di natura organica (come polveri di farina, polveri di origine animale, enzimi ed acari);
  • avvelenamento o effetti tossicogenici.

Il controllo ambientale dei livelli di contaminazione microbiologica e dello stato igienico, insieme a un’adeguata manutenzione, sono elementi alla base di un buon monitoraggio biologico. Possono, infatti, essere esposti a problematiche ambientali anche settori lavorativi molto diversi tra loro: alimentare, turistico, allevamento e produzione di mangimi, industrie edili, farmaceutica e ospedali.

Monitoraggio microbiologico ambientale: obiettivi

L’analisi della qualità ambientale ha lo scopo di verificare l’efficacia del programma di pulizia e di sanitizzazione, delle procedure di vestizione del personale e delle tecniche di asepsi (dove previste), in modo da ottenere le informazioni per lo studio di un’efficace gestione del processo globale.

Per fare questo, l’attività di monitoraggio applica le seguenti fasi consecutive:

1. campionamento dell’aria e delle superfici, da cui vengono prelevati campioni di cellule microbiche;
2. incubazione dei campioni, attraverso la moltiplicazione su idonei terreni di coltura;
3. lettura dei campioni (conteggio delle colonie);
4. espressione del risultato.

Nonostante non siano state formalizzate procedure standard, la rilevazione di organismi nell’aria e sulle superfici viene effettuata mediante diverse tecniche, scelte di volta in volta tra quelle disponibili, a seconda delle caratteristiche dell’ambiente analizzato, e messe a confronto tra loro:

  • campionamento attivo o volumetrico: aspiratori di volumi predeterminati di aria convogliano i microrganismi su un terreno di coltura liquido o solido, oppure li raccolgono per mezzo di un filtro montato; queste tecniche minimizzano le differenze di distribuzione dei batteri dovute alle correnti, alla temperatura e alle dimensioni degli aggregati aerodispersi;
  • campionamento passivo: raccolta per sedimentazione di microrganismi dall’ambiente in esame, intervallata nel tempo, attraverso l’esposizione di piastre contenenti idoneo terreno di coltura. Metodo molto usato nelle aziende alimentari;
  • controllo delle superfici: le principali tecniche comprendono piastre sterili a contatto, tamponi sterili per superfici difficili (sia indoor che outdoor), bioluminescenza per una rapida indicazione dei livelli di contaminazione, spugne assorbenti per le qualità e le quantità.

Per quanto riguarda il grado di contaminazione microbiologica, la normativa non fornisce valori limite-soglia dei contaminanti biologici, data la molteplicità di fattori che concorrono e possono alterarne il risultato.

Un giudizio indicativo, pertanto, viene formulato grazie al confronto tra i valori ottenuti dal monitoraggio con alcuni parametri microbiologici consigliati. Un’unica eccezione è fatta per i luoghi particolarmente coinvolti, come le sale operatorie, che devono attenersi a valori guida prestabiliti.

In Italia, inoltre, è stato proposto anche un altro approccio che utilizza particolari "indici di contaminazione microbiologica" in base alle caratteristiche microbiche:

1. indice globale di contaminazione, IGCM, indica la misura complessiva dell'inquinamento microbico ambientale;

2. indice di contaminazione da batteri mesofili, ICM, consente di valutare il contributo all'inquinamento da parte dei batteri di origine umana e animale, tra i quali possono essere presenti specie potenzialmente patogene;

3. indice di amplificazione, IA, permette di analizzare le differenze tra i livelli di contaminazione esterna ed interna, conseguenti alla attività lavorativa svolta (personale, macchine, materiali).

 Monitoraggio microbiologico ambientale: norme di riferimento

Il riferimento principale per il monitoraggio microbiologico ambientale è il D.Lgs. 81 del 2008 (titolo X e successive modifiche), che presenta una serie di obblighi per il Datore di Lavoro in materia di rischio biologico negli ambienti lavorativi:

  • valutazione di rischio;
  • adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali;
  • misure igieniche e di emergenza;
  • informazione e formazione dei lavoratori;
  • sorveglianza sanitaria, istituzione dei registri degli esposti e degli eventi accidentali nonché dei casi di malattia e decesso.

Il decreto si applica alle attività in cui la valutazione dei rischi abbia evidenziato il pericolo di esposizione ad agenti biologici, sia per uso deliberato che semplicemente per la possibilità di esposizione dei lavoratori.

Il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale dell’INAIL – insieme all’organismo tecnico CONTARP – ha inoltre elaborato delle linee-guida, inserite nel documento “La contaminazione microbiologica delle superfici negli ambienti lavorativi”, per fornire uno strumento metodologico di supporto alle imprese.


Devi organizzare il monitoraggio microbiologico ambientale nella tua azienda? Richiedi oggi stesso una consulenza ai nostri professionisti.


 


renzo-vasselai-studioessepi  

Scritto da: Renzo Vasselai


Socio fondatore di Studio Essepi, consulente esperto in ambito sicurezza e sistemi di gestione, appassionato motociclista.





Chiamaci

045 8621499